Il primo maggio si celebra la festa dei lavoratori da numerosi decenni. Quest’anno, a causa dell’epidemia in corso, non ci sarà alcuna manifestazione pubblica. Vogliamo trovare un lato positivo in tutto questo? Immobilizzati come siamo, abbiamo l’occasione di fare una riflessione profonda sul mondo del lavoro e su come tutelare al meglio i diritti dei lavoratori.

Primo maggio: i miei ricordi romani

Ho vissuto cinque anni a Roma durante il periodo universitario. Mi ricordo come se fosse ieri quando arrivava il primo maggio e la città esplodeva nel tradizionale concerto di piazza San Giovanni. Nel mio periodo romano ho visto ben cinque feste dei lavoratori, dal 2013 al 2017. In questi cinque anni, confesso di essere andato una sola volta alla manifestazione, precisamente nel 2014. Ricordo la marea immensa di gente e gli artisti che si alternavano uno dopo l’altro sul palco.  In ogni caso, anche negli anni in cui non ho partecipato sentivo distintamente la musica e le grida della piazza fin dalla periferia sud-est della capitale, dove abitavo io, non esattamente dietro San Giovanni. Per dire qual era l’impeto con cui il concerto scaldava i cuori dei romani e, in diretta TV, di tutti gli italiani.

Primo maggio 2020: una festa molto particolare

Nel 2020 la festa dei lavoratori è tutta virtuale: piazza San Giovanni, come tutte le altre piazze d’Italia, è vuota e silenziosa a causa dell’emergenza sanitaria in corso. Nonostante le limitazioni che sta creando nelle nostre vite, il coronavirus non riuscirà a svuotare di significato questa ricorrenza annuale. Al contrario, potrebbe essere l’occasione per rimettere in luce il vero senso del primo maggio, ossia l’attenzione ai diritti dei lavoratori. Di questo tema forse ci siamo spesso dimenticati il primo maggio degli anni passati, trasformando questa giornata in un semplice giorno di ferie, in una festa banale da spendere di fronte a un concerto tra una birra e l’altra.

Nel 2020, fermi come siamo, abbiamo finalmente l’occasione di riflettere sul vero significato di questa ricorrenza e di chiederci: come possiamo tutelare i diritti dei lavoratori nel presente e nel futuro?

Tre priorità nel mondo del lavoro del 2020

Quando penso al mondo del lavoro in Italia e in Europa nel XXI secolo penso a tre elementi, uno negativo, uno la cui negatività o positività dipende dall’uomo, e uno positivo. Si tratta, in ordine, del precariato, dell’intelligenza artificiale e dello smart working.

Primo maggio: ripartiamo dalla lotta al precariato

Da anni ormai numerosi lavoratori fanno lavori instabili basati su contratti di breve durata e con poche tutele. Si tratta dei cosiddetti lavoratori precari, tra i quali purtroppo ci sono anche molti giovani laureati. Non voglio fare il populista, non voglio fare il qualunquista, non voglio fare il propagandista di slogan, non voglio nemmeno dire cose ovvie già dette e ridette da tutti, destra e sinistra, negli ultimi anni. So che è facile parlare, più difficile è risolvere i problemi. Tuttavia, non posso non dire che questa situazione è totalmente senza senso. Ho 27 anni e conosco tanti miei coetanei che hanno faticato anni per una o più lauree e ora si ritrovano a fare lavori precari o, peggio, sono disoccupati. Come può essere definito normale tutto questo? Come può un giovane comprare una casa, costruire una famiglia e avere dei figli se ha un lavoro precario?  La lotta al precariato deve essere una priorità di governo nell’Italia del presente e del futuro.

Intelligenza artificiale: due facce della medaglia

L’intelligenza artificiale (AI) ha avuto uno sviluppo senza precedenti negli ultimi anni. Grazie a essa alcune attività tipicamente umane saranno svolte da macchine “intelligenti”, vale a dire, detto in modo molto semplificato, da macchine capaci di apprendere dall’esperienza, come facciamo noi umani.

L’AI trova attuazione in svariati campi. Una possibile applicazione sono i trasporti e in particolare lo sviluppo di veicoli a guida autonoma, ossia veicoli che si spostano da soli senza bisogno di un’autista.

Ci si potrebbe chiedere: che fine faranno i camionisti e i tassisti? Questa domanda mette in luce le due facce della medaglia dell’intelligenza artificiale: da un lato essa aiuta gli esseri umani a svolgere attività impensabili fino a pochi anni fa, dall’altro lato può potenzialmente causare la scomparsa di determinati lavori e il conseguente aumento di disoccupazione.

Un governo lungimirante dovrebbe interrogarsi sulla questione e attuare politiche di lavoro in grado di bilanciare questi due aspetti (Leggi il mio articolo: Reddito di cittadinanza: tu sei a favore o contro?)

La rivoluzione dello smart working

Quando si parla di smart working si possono intendere molte cose. In questo articolo lo intendo nell’accezione più comune, ossia come lavoro da casa fatto in modo autoorganizzato tramite l’utilizzo del computer. Questo modo di lavorare innovativo è stato introdotto nell’ordinamento italiano solo da tre anni con la legge 81 del 2017. Considerato di carattere eccezionale fino a due mesi fa, con la diffusione del coronavirus lo smart working è diventato il metodo di lavoro principale se non esclusivo di molte aziende, in quanto ottimale a evitare contatti e conseguenti possibili contagi.

Io personalmente sono molto favorevole allo smart working, in quanto presenta grandi vantaggi. Me ne vengono in mente due: i lavoratori risparmiano tempo e soldi dovuto agli spostamenti casa – lavoro e le aziende evitano costi di gestione di uffici non strettamente necessari.

La diffusione, il potenziamento e il miglioramento dello smart working devono quindi a mio parere essere la terza priorità del governo in materia di lavoro. Per quanto positivo, si tratta di un metodo di lavoro nuovo e quindi può essere meglio sviluppato per far fronte a eventuali problemi e criticità.

Primo maggio: un’ultima riflessione…

Lotta al precariato, attenzione all’intelligenza artificiale e valorizzazione dello smart working: queste sono secondo me tre priorità in materia di lavoro che il governo deve fissare in agenda.

Vorrei aggiungere a questo una riflessione finale. Spesso noi uomini abbiamo la mania di fare previsioni sul futuro e di basare le nostre scelte su queste aspettative. Tuttavia, nel 2020 la storia ci sta dimostrando tutta la sua imprevedibilità. Imprevedibilità significa non solo senso di smarrimento, ma anche nascita di nuove opportunità. Questo discorso, calato nel mondo del lavoro, significa nascita di nuovi lavori o sviluppo di lavori già esistenti. Penso ad esempio alla nascita delle escursioni virtuali in questo periodo di quarantena, ma anche allo sviluppo incredibile che sta avendo l’e-commerce.

Nuovi lavori vuol dire nuovi lavoratori. Nuovi lavoratori vuol dire nuovi diritti da tutelare. Ecco dunque un ultimo insegnamento che può darci questo primo maggio 2020: la quarta priorità di ogni governo, non meno importante delle altre, deve consistere nell’avere un occhio attento alla società e alle nuove esigenze del mondo del lavoro. Solo in questo modo l’Italia potrà crescere al passo con i tempi nel rispetto effettivo dei diritti di tutti i lavoratori.

Buon primo maggio e alla prossima!

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