Qualche pomeriggio fa la mia carissima amica Alessia mi ha nominato in una storia su Instagram. Ho cliccato curiosamente sulla notifica e sono rimasto piacevolmente sorpreso! Alessia aveva trovato a casa sua la stampa di un racconto scritto da me nel lontano 2011 intitolato “La piccola nana bianca” e l’aveva postato in una sua storia taggandomi. Rileggendo il brano a quasi dieci anni di distanza mi sono reso conto che la stella descritta è una metafora del covid-19. Perché, ti starai chiedendo? Nelle seguenti righe ti riporto per intero il racconto e ti potrai così fare un’idea: ecco a te “La piccola nana bianca”!

La piccola nana bianca

Quella piccola stella viaggiava nello spazio da miliardi di anni. Era una nana bianca inarrestabile. Aveva conosciuto tutte le galassie in tempi remoti, senza mai fermarsi. Nessun corpo celeste aveva mai ostacolato il suo cammino. Milioni di anni fa giunse nella Via Lattea. Percorse i bracci a spirale, infine entrò nel nucleo galattico. Arrivò in prossimità del grande buco nero centrale. Migliaia di stelle furono risucchiate oltre l’orizzonte degli eventi. Lei no. Superò il buco nero e continuò la sua corsa. L’uomo osservava il cielo e la stella sfrecciava, Cristo moriva e lei brillava, Roma cadde ma lei resisteva nello spazio profondo.

Il sole sorge e la stella corre

Era una domenica di maggio sulla Terra. il sole si levò alla solita ora quella mattina, splendente come sempre. Molti letti erano scaldati dai corpi di chi aveva nello stomaco i sapori della notte. Altri letti erano ancora freddi, alcuni ormai lo sarebbero stati per sempre. Le strade erano già assai trafficate, nonostante l’ora. L’aria trasudava il caratteristico odore dell’asfalto quando i veicoli, quasi ammassati l’uno sull’altro, si accendono e si spengono per fare un metro. Tutti andavano a consolarsi, a liberarsi la mente dalla complessità e dalla superficialità della settimana appena trascorsa. Tanti al mare, tanti in un campo da tennis, tanti nella quiete. Pochi fuori dall’inerzia. Niente di strano, per un giovedì mattina.

La nana bianca era lontana. Non conosceva stanchezza, non conosceva riposo. Era immutabile. Correva nell’universo.

Un mezzogiorno come tutti gli altri

Arrivò l’ora di pranzo. Il sole brillava in cielo e i letti erano vuoti. Nelle campagne e nelle vie dei paesi si diffondevano gli odori del cibo cotto. Un cane abbaiava. Una madre chiamava i figli a tavola. I centri cittadini erano dominati dal silenzio, spezzato brevemente ogni mezz’ora dai rintocchi delle campane. Tipico sabato.

Le spiagge intanto si affollavano. In riva al mare l’aria cominciava ad essere pervasa dall’odore delle creme solari. I campi da tennis venivano aperti. I parcheggi erano saturi. I vestiti firmati giacevano ripiegati sui lettini sotto gli ombrelloni. I chili crescevano sotto gli hamburger. Era un martedì di calore e spensieratezza, come tutti i martedì.

Gli scienziati addormentati sugli schermi dei telescopi si svegliarono di soprassalto. Qualcosa di strano turbava l’universo. Saturno non aveva più gli anelli. “Impossibile!”, dissero, sarà stato un sogno. Troppo stanchi si riaddormentarono. In fin dei conti era lunedì anche per loro.

Intanto la stella correva, bruciava gli asteroidi che capitavano lungo il suo percorso. Mai stanca, sempre più veloce.

Un pomeriggio come tutti gli altri

Arrivarono le tre del pomeriggio. Il sole ardente bruciava la pelle.Gli innamorati correvano mano nella mano lungo i viali alberati.

Centri commerciali affollati. Code infinite alle casse. Odore di fumo nei capelli della gente. Discorsi superflui e lunghi. Sorrisi semplici. Squilli di telefono. Cuori infranti. Libri bruciati. Desiderio di sudore. Orchestra di clacson. Cultura pubblicitaria. Deserti illimitati di omologazione. Limiti.

Delle ragazze in costume giocavano a beach volley sulla spiaggia. Il pallone lanciato in alto, schiacciato a terra, rimbombava sulla sabbia. Una volta, due volte, tre volte. Dava il ritmo alle onde del mare che si infrangevano sul cemento.

Nessuno pensava. Era come se il tempo si fosse fermato. Ognuno obbediva all’abituale e alla certezza. Il sole avrebbe sempre brillato. Il pallone sarebbe sempre caduto a terra. I cellulari avrebbero sempre squillato. Il pensiero sarebbe sempre stato inutile. Il pensiero avrebbe perso. L’uomo avrebbe ancora vinto. L’uomo sarebbe per sempre stato Dio.

La nana bianca si fermò. Era la prima volta da quando aveva cominciato la sua corsa. Era sprofondata nel sole, quel sole che avrebbe sempre brillato. la sua fuga non era stata illimitata.

Il tramonto è impazzito e la stella non corre più

Si avvicinava l’ora di cena. Il pallone fece un ultimo rintocco sulla sabbia. C’era un rumore più forte che proveniva dal cielo, quel cielo che sarebbe sempre stato azzurro. Dal sole, quel sole che sarebbe sempre stato giallo, partiva una melodia insolita.

Le ragazze in costume avevano caldo. L’acqua del mare si trasformò in vapore e divenne una bianca tenda che nascondeva il sole. Il sole si stava ingrandendo, come un attore che alla fine del suo spettacolo si presenta al suo pubblico. Gli applausi erano grida il tutto era un po’ insolito, per essere un venerdì.

Gli applausi svanirono in una nube di polvere. Miliardi di granelli incandescenti iniziarono a salire nel cielo. Erano piccolissimi e velocissimi. Correvano in un arcobaleno di galassie. Nessuno vide più i letti vuoti, né i parcheggi saturi. Nessuno sentì più l’odore del fumo né quello delle creme solari. Rimanevano solo infiniti granelli di polvere nel cielo, destinati ad una corsa eterna. Tutti così piccoli, finalmente tutti uguali.

Quel mercoledì il sole, quello che avrebbe brillato per sempre, era sparito.

Francesco Saldi

La stella è metafora del covid-19: hai capito perché?

Spero che il racconto ti sia piaciuto. Ora ti spiego perché la stella descritta ha qualcosa a che vedere con il covid-19 dei nostri giorni. Non ti preoccupare, non intendo dire che ritengo il virus capace di distruggere il pianeta! Credo infatti con convinzione che l’umanità vincerà questa sfida a testa alta, come ho scritto in un mio precedente articolo. Non voglio creare allarmismi e nemmeno inventarmi fake news, la cui diffusione condanno fortemente.

La stella e il covid-19 mettono entrambi in discussione il nostro sistema

Sia il covid-19 della realtà sia la stella nana bianca della mia fantasia mettono in dubbio il nostro modo di vivere e la concezione che abbiamo dell’universo che ci circonda. Per decenni noi occidentali abbiamo vissuto come se tutto ci fosse eternamente dovuto, come se tutto ci spettasse di diritto in modo sempre uguale e senza che venisse mai messo in discussione. Abbiamo vissuto come se il mondo e gli eventi della storia non ci riguardassero, dando tutto per scontato. In altre parole ci siamo proprio tirati fuori dalla storia, l’abbiamo chiusa nei libri di scuola riposti sugli scaffali dopo la maturità, l’abbiamo confinata dietro le teche dei musei, l’abbiamo spodestata dal suo trono e ci siamo sostituiti ad essa, considerandoci eterni, immortali, invincibili, sconnessi dal nostro passato. Abbiamo ceduto alla routine convinti che tutto sarebbe stato sempre uguale. All’improvviso, negli ultimi tempi tutto è cambiato.

Come la stella nana bianca del mio racconto, il covid-19 infatti interrompe inaspettatamente la nostra inerzia, ci risveglia dalla noia e ci fa tornare alla realtà, ci fa capire che nulla è dato per scontato. In questo senso la stella e il virus sono simili.

La stella si è fermata, noi no. Il covid-19 si fermerà, esattamente come la piccola nana bianca.

Esiste una differenza fondamentale tra il mio racconto e la realtà. Nel mio racconto avevo deciso in modo provocatorio di distruggere la terra e l’umanità, in una sorta di pessimismo tardo adolescenziale (dovuto anche probabilmente agli studi di astronomia della quinta superiore). Nella realtà invece la vita continua e ricomincia con una nuova consapevolezza: la storia non è finita, la storia è viva e noi ne siamo gli attori protagonisti. Nel presente, ciascuno di noi ha un ruolo fondamentale nella determinazione della storia umana del futuro. Questa consapevolezza è un’opportunità, un risveglio generazionale che il 2020 ci ha dato nello shock della pandemia in atto. Non sprechiamola. Io, te, i tuoi cari, i tuoi vicini di casa, i tuoi colleghi, tutti noi uomini abbiamo un grande compito: dobbiamo far sì che nessuna stella distruttiva colga mai alla sprovvista l’umanità.

Questo è in definitiva il messaggio che volevo trasmetterti riportando il mio vecchio brano.

Grazie Alessia 😉

Concludo l’articolo ringraziando di cuore la mia amica Alessia per aver riportato alla luce questo racconto. Confesso che non ne avevo più una copia da nessuna parte! io e Alessia siamo amici dal 2007, quando ci siamo ritrovati insieme in prima superiore. In questi tredici anni ci siamo sempre sentiti e ora purtroppo per colpa della quarantena non ci vediamo da un po’.

Cara Ale, mi auguro che il covid-19 finisca presto, ho delle belle novità da raccontarti davanti a un buon aperitivo, come nostra tradizione 😉

Grazie ancora e a presto!

Francesco

 

 

 

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