Il coronavirus in Italia sta mettendo a dura prova la salute dei cittadini e il sistema sanitario. Molti malati devono essere ricoverati e negli ospedali cominciano a mancare gli spazi e il personale per la cura non solo del Covid-19, ma anche di altre malattie. Ciononostante, molte persone sminuiscono il problema al motto di “tanto è solo un’influenza” . In questo articolo ti dico come la penso riportando una conversazione audio WhatsApp tra me e un amico.

La domanda da un milione di dollari: davvero credi al coronavirus?

Qualche giorno fa una persona mi ha riso in faccia chiedendomi “Davvero credi al coronavirus?”. Sono rimasto senza parole. Lo dico senza filtri: questa domanda è vergognosa, così come tutti gli atteggiamenti che vogliono sminuire il problema.

Dopo l’accusa di essere un credulone del coronavirus ho mandato un audio WhatsApp di sfogo a un amico, che ringrazio per l’ascolto e per la risposta. Hai presente uno di quegli audio infiniti che durano quasi dieci minuti? Esatto, hai capito bene! Di seguito ti riporto per intero la conversazione perché voglio condividere con te le riflessioni che sono uscite.

Coronavirus in Italia: il mio audio WhatsApp

Ciao, come stai? Ne parlo con te perché so che la pensiamo allo stesso modo. L’audio che ti mando riguarda il coronavirus. Io sono un po’ allibito dai commenti che sento in giro. Non voglio sempre esser quello polemico però mi sembra inevitabile e non riesco a far diversamente. I dati parlano chiaro: ci sono oltre 3.000 contagi e oltre 100 decessi. MI ha impressionato molto il fatto che la regione Lombardia ha chiesto alle università di accelerare le procedure di laurea in infermieristica perché servono infermieri. Manca il personale sanitario, gli ospedali sono al limite. Mi sembra che sia un’emergenza, mi sembra che il problema ci sia.

I minimalisti

Ciononostante, sento tante persone minimizzare il problema del coronavirus in Italia. Tantissimi dicono: tanto è solo un’influenza, che vuoi che sia. In realtà il fatto che gli ospedali abbiano carenza di personale perché ci sono troppi pazienti già testimonia che questa per così dire insignificante influenza qualche problemino lo sta creando. Si dice poi che muore solo chi è anziano e ha contratto altre patologie. Io dico: quindi la vita di un anziano vale meno della vita di un ventenne? Credo che comunque questo sia un punto di vista sbagliato. Parlano tutti da esperti, ma si sa: viviamo nell’era dei social e quindi basta avere un account Facebook per diventare automaticamente medici, dottori, strateghi, politici, economisti. Tanti minimizzano il problema e non capiscono.

I viziati

Inoltre, come dicevamo l’altro giorno, ci sono persone che non vogliono adattarsi a questa situazione di emergenza, ma dicono che per loro non cambia niente oppure si lamentano ad esempio perché il bar rimane chiuso e non possono uscire il sabato sera. Non voglio essere moralista, però dico: andate a dirlo ai bambini siriani che vivono e muoiono sotto le bombe che il problema è la chiusura del bar il sabato sera. Se c’è una situazione di emergenza e c’è un interesse pubblico ognuno deve adattarsi e comportarsi in modo responsabile, anche con le parole! Mi stupisco del fatto che anche di fronte alle emergenze non siamo disposti a rinunciare al nostro stile di vita. Nemmeno quando è richiesto. Nemmeno quando è necessario fare un piccolo sacrificio per il bene proprio e della società.

I complottisti

Non parliamo poi dei complottisti. Io sto sentendo veramente di tutto, da “il coronavirus è stato fatto in un laboratorio cinese e da lì è scappato” a “il coronavirus l’hanno creato gli Stati Uniti per indebolire la Cina e l’Italia che è sempre più filocinese”. A momenti si arriverà a dire che il coronavirus è una prova del fatto che la terra è piatta. A parte gli scherzi: quello che manca sono appunto le prove. Uno può formulare la teoria che preferisce e che più gli piace. In una società democratica basata sulla libertà di espressione ognuno ha la possibilità di sostenere la spiegazione che più lo convince. Ogni affermazione va però appunto dimostrata, ogni enunciazione va spiegata. Qui io non ne vedo di prove che possano rendere credibili posizioni più o meno complottiste e più o meno affascinanti. 

Il contagio psicologico

Il coronavirus ha una bassa mortalità ma ha un grosso impatto psicologico e la sua pericolosità sta anche in questo: portare le persone a non pensare e a non ragionare. Non sono solo i politici. Parliamo sempre male dei politici ma purtroppo tante persone la pensano così e questo non è un bene. Noi in primis come cittadini, come società civile, come civiltà occidentale dobbiamo avere un comportamento responsabile. Condivido con te questi pensieri e senza farlo apposta mi rendo conto di aver praticamente scritto il prossimo articolo del mio blog mandandoti un audio. Il prossimo articolo del mio blog sarà esattamente il testo di quest’audio.

La risposta dell’amico: altro che semplice influenza!

Come hai detto tu all’inizio sfondi una porta aperta, sono assolutamente d’accordo con te. Il vero problema secondo me è che una persona su due necessità di cura ospedaliera e gli ospedali sono pieni. Sta andando al collasso un sistema e chi ha malattie più gravi, come ad esempio un cancro, un infarto o un’emorragia, rischia di non trovare posti letto e di non trovare il personale dedicato. Tra l’altro non sono molto d’accordo sul fatto che il tasso di mortalità sia basso. E’ basso in generale, ma se lo paragoniamo all’influenza è molto alto, perché il 2 – 3% (dipende da che dati si utilizzano, cinesi, italiani o internazionali, etc..) è molto alto secondo me.

Sono d’accordo con te sul fatto che muoiono principalmente le persone anziane, ma il valore della vita è il valore della vita, che sia un quindicenne, un quarantenne o un settantenne. Tra l’altro adesso stanno iniziando a morire anche persone più giovani. Recentemente è morto un uomo di 62 anni! Se penso che i miei genitori ne hanno 57 e 58, direi che questa non è proprio la situazione migliore possibile! Tra l’altro ho letto di un neonato già con il coronavirus!

Questo è tutto per dimostrare che non è una semplice influenza. La cosa che più mi stupisce è il fatto che un mio amico che lavora in palestra si lamenta perché la palestra è chiusa e non guadagna. Lui non sta a casa: va tutte le sere a bersi una birra, va al bar, va al ristorante. Io gli dico: se non stai a casa guarda che rischierai di non lavorare per altre due settimane. Lui non la capisce e questo è terribile. La gente deve capire che un comportamento responsabile non è tanto per sè stessi quanto per gli altri e per la collettività.

Coronavirus in Italia: ciascuno di noi può fare la differenza!

Spero che questa conversazione ti abbia fatto riflettere. Nessuno voleva il coronavirus ma purtroppo c’è e quindi va affrontato attraverso le misure necessarie. Ciò spetta non solo ai politici ma anche ai singoli cittadini, come ho scritto nel mio precedente articolo sul coronavirus. Cerchiamo quindi di assumere innanzitutto un comportamento serio e responsabile, ricordandoci che ogni tentativo di sminuire il problema è un danno per sè stessi e per tutta la comunità!

Francesco Saldi

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