Paesi isolati. Scuole chiuse. Scaffali vuoti. Carrelli pieni. Il coronavirus sta battezzando il nuovo decennio mettendo alla prova l’umanità intera. L’invincibile uomo tecnologico del XXI secolo si riscopre vulnerabile e piccolo di fronte alle forze della natura.

Io adoro il sushi. Sono uno di quelli che se ne esce con frasi del tipo: “Mangerei sushi tutti i giorni a colazione, pranzo e cena!”. Qualche anno fa, quando abitavo a Roma, l’ho scoperto ed è stato amore a prima vista. Anche la mia ragazza adora il sushi. Ti starai chiedendo, cosa c’entra il sushi con un articolo sul coronavirus? Seguimi e lo scoprirai!

Io e Chiara amiamo il sushi al punto che spesso, quando siamo a Milano, ceniamo in quello che secondo noi è uno dei migliori ristoranti giapponesi del Nord Italia. Si tratta di uno di quei locali sempre pieni in cui è consigliata la prenotazione anche durante la settimana se si vuole esser certi di trovare posto. Ci siamo stati l’ultima volta anche qualche giorno fa. Indovina? Era vuoto. Il coronavirus aveva colpito. Dove? Sui tavoli silenziosi. Tra i chicchi di riso dei nigiri. Sulla superficie lucida e gelida del sashimi. Aveva ucciso le chiacchiere e le risa mutandole nel silenzio, di quel locale disperso tra i grigi palazzoni milanesi.

Cosa c’entra un virus giapponese con del cibo cinese, mi farai notare? Aggiungerai: il virus si trasmette per contagio e non ce l’hanno per nascita i cinesi o i giapponesi, basta con le solite discriminazioni! Hai perfettamente ragione! La reazione della massa è, tuttavia, irrazionale e non guarda in faccia a nessuna ragione perché è dettata dalla paura di questa ignota malattia dei nuovi anni Venti.

Ho pensato di scrivere un articolo sul coronavirus proprio dopo quella cena. All’epoca il virus era lontano, confinato in Cina e isolato allo Spallanzani di Roma. Sono passati pochi giorni ed è cambiato il mondo. Oggi è qui, in Lombardia. Oggi l’Italia è ufficialmente il terzo paese per contagi. Oggi la gente fa scorta di alimenti svuotando gli scaffali dei supermercati e causando lunghe code alle casse. Oggi noi lombardi siamo rispediti in patria quando arriviamo alle africane isole Mauritius. Oggi i romeni vorrebbero impedirci l’ingresso in Romania. Oggi è cambiato il mondo. 

Qualcosa mi dice che il mondo cambierà ancora fra brevissimo tempo. Ogni nuova notizia sul coronavirus diventa vecchia in un batter di ciglio, perché è una vicenda in continua evoluzione. Per questo è impossibile parlarne in modo esaustivo. Questo mio nuovo articolo potrebbe essere già vecchio mentre lo stai leggendo. Se lo scrivessi domani sarebbe diverso da come lo sto scrivendo oggi.

Dall’Antica Grecia al Medioevo: la peste

Tutto cambia in pochi istanti e tuttavia alcune cose non mutano mai nei secoli. Da migliaia di anni le malattie improvvise colgono l’uomo impreparato e ne stravolgono le abitudini da un giorno all’altro. Guardo l’amuchina andare a ruba e penso alla storia dell’umanità. Penso all’Antica Grecia, quando 2500 anni fa la peste fece il suo ingresso ad Atene riempiendo di bubboni i suoi abitanti, come ci ricorda lo storico Tucidide. Penso a 1000 anni dopo, quando l’imperatore romano d’Oriente Giustiniano vide il suo impero dilaniato sempre dalla peste, atroce e ricorrente nemica dell’essere umano nel passato. Penso soprattutto alla capacità dell’uomo di reagire e di trarre dai momenti bui l’energia necessaria per rinascere e progredire sempre di più. La storia ci insegna proprio questo.

L’epidemia del 1348

Nel 1348 la peste giunse ancora dall’Asia e colpì con una violenza terribile l’Europa, Italia inclusa. Si dice che alcune città persero addirittura la metà degli abitanti. A causa della furia quasi apocalittica con cui si manifestò, la peste condannò nel dimenticatoio le epidemie precedenti e successive ed è quella che ancora oggi studiamo sui libri di scuola. Il mondo sprofondò nel panico e nell’angoscia di fronte a quella che, dall’uomo medievale, fu ritenuta una punizione divina. Allora non c’erano né l’igiene né i trattamenti medici scientifici di oggi. Si cercava riparo nelle processioni e nelle preghiere, comunque incapaci di salvare il corpo dalla morsa della malattia. Tuttavia, esistevano già il coraggio, la resistenza e l’intraprendenza dell’uomo. Sì, perché ogni volta che l’essere umano nella vita e nella storia giunge sull’orlo della fine è in realtà già pronto ad assaporare il frutto di un nuovo inizio. Lo slancio vitale successivo alla peste del 1348 permise all’umanità di creare l’Umanesimo e il Rinascimento e di aprire a testa alta una via d’uscita dal Medioevo.

L’uomo non si è mai arreso, né di fronte alla peste né di fronte alle malattie che di volta in volta ne hanno minato la civiltà: dalla sifilide, a quanto pare giunta in Europa dopo la scoperta dell’America, alla malaria che per secoli ha portato morte nelle campagne paludose dell’Italia meridionale. L’uomo è uscito vincitore in modo dignitoso attraverso le scoperte scientifiche e i progressi della medicina che hanno permesso alla civiltà di progredire.

Non parlo solo di epidemie in senso stretto. Capisci a cosa mi riferisco? Nel secolo scorso una nuova epidemia chiamata nazismo sembrò dapprima incurabile e costò all’umanità decine di milioni di morti. Anche in quell’occasione, l’uomo riuscì ad avere la meglio e a creare le premesse per il boom dei decenni successivi.

2020: il coronavirus

Torniamo nel 2020. Allo stato attuale non sappiamo quale sarà l’impatto definitivo del coronavirus sulla salute umana e sull’economia mondiale. La mortalità sembra essere molto bassa e se le cose stanno così è chiaro che il coronavirus non è minimamente paragonabile alle epidemie che in passato hanno portato l’umanità sull’orlo dell’estinzione. Questo non significa che dobbiamo sottovalutarlo. Rimane pur sempre una malattia virale di cui è ancora ignoto il vaccino e che in soli due mesi è stata in grado di stravolgere alcuni aspetti della vita quotidiana in Italia e nel mondo. Dobbiamo innanzitutto affrontare questa vicenda con la giusta prudenza e con le giuste precauzioni indicateci dalle autorità.

Allo stesso tempo non dobbiamo perdere la fiducia nel nostro slancio vitale, nella capacità dell’essere umano di vincere le sfide della storia.  Non saranno i meme che in questi giorni stanno girando sul web a sconfiggere il coronavirus. Tuttavia, essi nella loro insignificanza testimoniano la volontà dell’uomo di andare oltre e di voler guardare al futuro con serenità. Questa presa di posizione è fondamentale ed è la prima via per la guarigione. Sono sicuro che anche in questa occasione i governi, i cittadini e l’umanità intera riusciranno a superare questa crisi a testa alta, costi quel che costi. Non smetterò mai di credere nell’uomo.